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COME FUNZIONA IL PARTITO DEMOCRATICO?
PARTE 2/FINE: CHE GRANDI RISATE
L’immagine più bella di questa crisi di governo è andata in onda in diretta ieri pomeriggio su raidue. Non avevo voglia di adempiere ai miei doveri e mi sono guardata le dichiarazioni di voto alla camera, ebbene si. Comunque, Fini fa un discorso molto duro contro il governo Prodi e a un certo punto rievoca la caduta di Prodi del 1998 e la commenta più o meno così: “quando la storia si ripete, si ripete in forma di farsa”. Nei banchi del governo qualcosa si muove e il regista inquadra D’Alema che con un sorrisetto sardonico scherza con qualcuno (forse Chiti, gente così); il labiale si legge benissimo: “ma questo è Marx... ah ah, è inconsapevole, è inconsapevole”.
“Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per cos’ dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa”
Karl Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte.
D’Alema ha studiato e usa i suoi studi come una barzelletta da snob. Fini, anche se non sa da dove proviene la citazione, ne ha colto l’opportunità, e la usa.
COME FUNZIONA IL PARTITO DEMOCRATICO?
PARTE PRIMA: LA SICUREZZA.
Qualche settimana fa non mi ricordo chi scriveva sul Corriere – forse Sergio Romano, una cosa così – che il PD sta suscitando un sacco di discussioni futili su candidature e nomenclature ma purtroppo pochissime discussioni politiche. Bene, cerchiamo di prendere sul serio anche il PD...
Per farlo penso che si debba saltare un certo numero di questioni legate all’organizzazione, alle fusioni e alle scissioni e esaminare un po’ i discorsi che attraversano questa nuova macchina politica. La prima cosa che colpisce la mia attenzione è un’affermazione, un enunciato che circola un po’ dappertutto tra dirigenti, “intellettuali”, giornalisti, sindaci, militanti del PD: la sicurezza non è di destra né di sinistra. Ora, mi sembra che il caso dell’ordinanza fiorentina contro i lavavetri sia un punto privilegiato per capire la politica del PD, tenendo conto che si tratta di un provvedimento che viene da un comune amministrato da un sindaco molto noto di centrosinistra, e si sa quale peso abbiano i sindaci nella nascita del PD (il “candidato” è un sindaco, Cofferati sindaco di Bologna aveva anticipato di un paio d’anni la questione).
Se ho ben capito ciò che viene contestato ai lavavetri non sono che “comportamenti aggressivi” e disturbo del “decoro” cittadino, in altri termini: una minaccia alla sicurezza. E allora, che cos’è questa sicurezza? Nonostante alcune teste fini del PD giochino a scambiare tra di loro “legalità” e “sicurezza”, non si tratta affatto della stessa cosa. Non mi risulta che il codice penale punisca dei comportamenti pericolosi, degli atteggiamenti aggressivi, delle deviazioni dal pubblico decoro. Il codice penale punisce degli atti che infrangono una barriera tra lecito ed illecito, o almeno questa è la sua storica tendenza (sulle trasformazioni del diritto penale nel senso di un progressivo spostamento dalla punizione dell’atto alla punizione-correzione della personalità che lo compie ci sarebbe da dire assai, ma non adesso, anche perchè non ne sarei in grado su due piedi). Infatti non è una legge che punisce i lavavetri ma un’ordinanza, un provvedimento amministrativo che eventualmente per avere forza-di-legge poggia su una curiosa capriola del codice penale, il cui articolo 650 punisce chi non rispetta le ordinanze... Visto che non possiamo punire legalmente un comportamento fuori dalla norma cerchiamo di farlo rientrare nel campo della legge passando dalla porta di servizio – ma nonostante tutto quello che si punisce è l’atto di non rispettare l’ordinanza, non il comportamento aggressivo.
Ieri il ministro degli interni Amato, che non è scemo, ha rilasciato questa incredibile dichiarazione: “Ho apprezzato l’iniziativa di Firenze: è giusto creare un clima di legalità anche nelle piccole cose perchè questo contribuisce a far sentire più sicuri i cittadini”.
La legalità è una cosa, la sicurezza “nelle piccole cose” è un’altra, completamente diversa, che rientra nel campo dell’ordine, della norma, della regola di condotta. E punire le condotte è pericolosissimo.
Ma dato che la sinistra è la sinistra e non è la destra, la differenza deve pur stare da qualche parte se non sta nella sicurezza, che non è di destra né di sinistra. Ecco, sta nel fatto che dietro ai lavavetri che vediamo c’è un segreto, un misterioso racket “inventato” dal sindaco di Bologna: noi brava gente solidale di sinistra vogliamo salvare i lavavetri dal racket! Risultato, la sinistra, cioè quella parte che sta al governo ma non confluisce nel PD, ha anche lei la sua soluzione: ma bisognerà allora ben colpire questo racket (“inventato”) e lasciar stare i poveracci, o come dice il Presidente della Camera in linguaggio cristiano, gli “ultimi”. Applausi.
Si diceva di Berlusconi che aveva dichiarato guerra ai magistrati, che minacciava l’indipendenza del potere giudiziario e dello Stato di Diritto. Può darsi che non fosse una vera guerra ma piuttosto un regolamento di conti, un modo perchè gli “affari” di qualcuno non venissero disturbati. Il fatto è che coloro che gridavano allo scandalo ieri sono gli stessi che oggi invocano la sicurezza, che è inevitabilmente illegale. Il PD va alla guerra?
TERRORISMO E BARBARIE
Si, si, va bene il potere pastorale e tutto il resto, ma questi hanno capito benissimo una delle regole principali del discorso politico e istituzionale: Accusa chi ti critica di essere un terrorista. Certo, la critica non era delle migliori (perchè i funerali a Pinochet e non a Welby? è molto semplice: perchè Pinochet era "pubblicamente" cattolico e Welby aveva "pubblicamente" espresso il desiderio di morire. non c'è niente di cui stupirsi), ma almeno ha mostrato bene i limiti del discorso politico e il fatto che la Chiesa cattolica sia un attore politico a tutti gli effetti, dal momento che parla lo stesso linguaggio (questi limiti sono molto angusti: il compagno Rivera, che per altro non sopporto, non ha mica parlato di orge tra cardinali e badesse...).
PASTORALE
È da molto tempo che provo a scrivere qualcosa su papi, vescovi, cardinali e politica, ma non ci sono mai riuscita. Scrivo qualche nota adesso, in ritardo, mentre non si parla che di partito democratico e elezioni francesi.
Un primo punto è cercare di spostare l’attenzione dalle istituzioni ai poteri, o meglio ai rapporti di potere: invece di pensare allo scontro, o all’incontro, tra Stato e Chiesa conviene forse provare a distinguere due tipi di poteri: il potere pastorale e il potere sovrano. Il potere pastorale – oggi largamente istituzionalizzato nella Chiesa – è un tipo di potere particolare (risale alla spiritualità del cristianesimo primitivo, cioè prima dell’istituzione ecclesiastica) che ha una serie di caratteristiche specifiche:
- si esercita su persone e non su cose: il pastore è colui che si prende cura del suo gregge, che lo segue e lo guida;
- riguarda ogni aspetto della vita di ogni singolo membro del gregge: cosa mangia, come si comporta, cosa ama e cosa odia ecc.;
- si rivolge contemporaneamente ad ogni singola pecora e al gregge nel suo complesso, deve tener fede al compito paradossale di prestare attenzione alla salvezza di tutti e di ciascuno;
- fa risiedere al cuore del suo dispositivo l’obbligo dell’obbedienza e quello della verità: il singolo membro del gregge deve credere ad un dogma e all’autorità del pastore, e nello stesso tempo dire la verità su se stesso (l’istituzione della confessione) e con ciò consentire a pastore di interpretare ogni più piccolo movimento della sua “interiorità”.
Il potere sovrano, considerato a partire dal XVII secolo, dalla nascita degli Stati moderni, funziona in tutt’altro modo:
- non si esercita sulle persone ma sui rapporti tra le persone e le cose;
- ha orrore della singolarità dell’individuo e si fonda sull’uguaglianza formale dei soggetti di diritto;
- mette al centro del suo dispositivo la legge e il diritto: non richiede obbedienza incondizionata ma rispetto delle regole, sulle quali immagina un consenso virtuale; non si occupa della verità ma della distribuzione dei corpi e delle risorse.
La storia della convivenza e degli incroci tra questi due tipi di potere è perlomeno secolare. Il punto interessante è che il potere sovrano è in netta crisi, non so da quando ma sicuramente non è un fenomeno tanto recente o dovuto, come si sente dire, alla “globalizzazione” (scusate il termine). Le nostre democrazie funzionano da molto tempo delegando sempre più poteri alle istanze post-pastorali degli esperti, della medicalizzazione, della psichiatrizzazione, dei sondaggi di opinione ecc., per non parlare dei mercati transnazionali, ovvero tutte istituzioni che si basano più sulla conduzione degli individui che sull’imposizione di leggi. Il punto è che in questo vuoto di sovranità, vuoto pratico e non formale, almeno in Italia, l’istituzione pastorale per eccellenza, la Chiesa Cattolica, si è accorta di potersi infilare e riempirlo.
Ovviamente si tratta di un piccolo schema da prendere con le molle, e ovviamente la soluzione non sarà più sovranità, ma semmai resistere al livello della conduzione dei comportamenti e inventare forme di contro-condotta.
Letture interessanti:
Michel Foucault, Sicurezza, territorio, popolazione, Feltrinelli, Milano 2006.
Jacques Rancière, Il disaccordo, Meltemi, Roma 2007.
E’ morto Baudrillard, l’assassino del rigore nel pensiero e nell’analisi.
GOVERNO.
Faccio un avviso preliminare: cercherò di parlare il meno possibile il linguaggio del “discorso politico” corrente, perché sono convinta dell’importanza della critica come attitudine generale e come esercizio del pensiero: sono davvero urgenti degli spostamenti laterali rispetto al discorso politico corrente; è urgente un’analisi del presente.
Mi contraddico immediatamente e parto dalla questione più “politica”, ovvero quella della cosiddetta sinistra radicale e dei suoi adepti tacciati di idealismo, retorica vuota, irresponsabilità, mancanza del senso della realtà. Bisogna stare molto attenti a fare appello alla realtà; bisogna stare molto attenti a presentare un’alternativa logica secca e tra realtà e astrattezza. Da sempre il pensare conservatore usa la realtà come ricatto e la presenta come un blocco monolitico, una sostanza cui appellarsi per scongiurare i cambiamenti. La realtà è invece una serie di rapporti tra uomini/donne, linguaggio e cose in perenne stato di fragilità: compito del pensare di sinistra è cercare di individuarne le linee di rottura e gli spazi di trasformazione possibile, trasformazione che è al contempo un cambiare se stessi mantenendosi in rapporto con gli altri/e, il linguaggio e le cose.
Questo come quadro generale. Si tratta di prendere ciò che è considerato “ovvio” e “necessario” e cercare di mostrarne la costruzione e la fragilità.
Nello specifico, è verissimo che la politica è fatta di strategie e tattiche. I due senatori che non hanno votato ieri avrebbero fatto meglio a porsi un altro problema, invece di arroccarsi nella loro “cittadella interiore” e salvare la loro posizione singolare, ovvero il problema di un parlamento che in larghissima maggioranza approva la missione militare italiana in Afghanistan – con o senza di loro. E’ davvero stupefacente un atteggiamento così esasperatamente individualistico da parte di persone che si definiscono “comunisti”. Da questo punto di vista, valeva sicuramente la pena di votare, scegliendo il cosiddetto male minore.
Detto questo, i processi politico-morali in nome della realtà, come accennavo, non mi piacciono proprio. La violenza contro quei due senatori è un sintomo pericoloso di conservatorismo, e non mi riferisco al contenuto delle loro idee ma al modo e alla furia con cui vengono attaccati. A voler essere onesti, si dovrebbe parlare del quadro generale, un quadro fatto di una vittoria alle elezioni dell’anno scorso davvero scarsa, di un Senato sempre sull’orlo del precipizio, di una coalizione che presenta voltagabbana, clericali intransigenti, individualisti comunisti… Si dovrebbe anche forse parlare del come sia arrivata una vittoria così stretta dopo cinque anni di Berlusconi, sul quale non è necessario commentare. Si dovrebbe parlare del perché i DS (“il maggior partito della sinistra”) hanno preso così pochi voti, invece di vagheggiare un Partito Democratico (da costruire insieme a gente come Paola Binetti) nel cui manifesto politico-culturale si parla, senza temere il ridicolo, di “radici cristiane e illuministe”…Vogliono i DS essere una forza politica o post-politica, appiattita sull’amministrazione?
Sono poi assolutamente contraria a mescolare Vicenza e il voto di ieri. Questo è un errore, e ho anzi il sospetto che non sia un errore, ma il frutto della tendenza acritica del centrosinistra e della stampa a seguire l’ordine del discorso.
Un filosofo francese, Jacques Rancière, ci offre una griglia efficace con cui provare a leggere il fenomeno di protesta politica di Vicenza: la distinzione tra polizia e politica. La polizia è il sistema delle identità, delle funzioni e delle posizioni, più o meno istituzionali, che sono riconosciute a livello pubblico (partiti, associazioni, movimenti consolidati), che formano un blocco solido di elementi tra loro coerenti. La politica è l’evento singolare dell’irruzione di una soggettività nuova nel sistema della polizia. Da questo punto di vista, bisogna fare un piccolo sforzo di attenzione: a Vicenza non protesta la sinistra radicale, il movimento per la pace o altri elementi di polizia; a Vicenza è in corso una soggettivazione politica, la formazione di un soggetto nuovo e irriducibile al sistema poliziesco. La cosa importante è che questo nuovo soggetto è legato ad una questione specifica, non parla la lingua astratta del discorso politico corrente, non rivendica la “pace nel mondo”, non parla di “diritti umani universali” (tutti elementi del linguaggio poliziesco): entra sulla scena e provoca uno scossone politico al sistema di polizia (ci metto, ripeto, anche i cosiddetti “movimenti”) infilandosi una faglia, in uno spiraglio lasciato socchiuso. Il sistema di polizia ha reagito cercando ossessivamente di attribuire un’attività al nuovo soggetto politico: pacifisti, sinistra radicale, antiamericani, affetti da sindrome nimby, addirittura potenziali terroristi. Come Dio nella genesi, il potere si esercita nominando; attribuire un’identità significa assoggettare un soggetto.
Non si tratta qui di rappresentanza parlamentare, non si tratta di vedere quanti vicentini che protestano hanno votato la Lega – si tratta di un’irruzione di politica, e non volerla vedere, o peggio volerle dare un posto prefissato, è un riflesso preoccupante, una cecità strategica intollerabile per persone che si definiscono di “sinistra”.
Spero che il governo Prodi in qualche modo continui ad esistere, non perché ho qualche aspettativa, ma perché è meglio di Berlusconi. Infatti non do troppa importanza all’atto di votare e alla rappresentanza “poliziesca”. Il voto è un gesto politico come tanti altri, certo meno importante di altri, e un atto politico perlomeno altrettanto importante mi sembra non voler essere imbrigliato sotto l’etichetta “elettore di …”. L’esercizio di sé e degli altri nel pensiero, l’ attitudine critica, di origine kantiana, a voler cercare le condizioni e i limiti della nostra attualità, sono per me gesti politici irrinunciabili, dettati dalla volontà di non essere governati, e intendo “governo” in senso ampio: esercitare un’azione su azioni altrui. Il desiderio di essere governati mi fa invece molta paura.
salve.
sono J. Christ. sono tornato. su comunicazionedielitè. sono tornati anche quelli della sinistra al governo, anche se tanti sono del centrosinistra. riapriamo la comunicazione cari figlioli? ho sempre detestato le parabole discendenti. Tocca ridare sfogo alle nostre voci ed alle ns tastiere attraverso questa attività così disgustosamente farisea da caananiti indieblog. J. presto sarà a Jerusalem, Stefania ha un nuovo governo da sorvegliare ed un irrefrenabile ratzniggér da criticare, per charles il mondo è pieno di stronzi da castigare e per boy i maschietti ragionano ancora eccessivamente con il loro attrezzo in mano (26 ministri, 5 donne-tra cui il Bindi). c'è bisogno di comunicazione di elitè? evidentemente no. proprio per questo dobbiamo scrivere ancora.
UNA PAROLA FINALMENTE CHIARA...
E noi che ci arrovelliamo sulla critica della presenza e della trasparenza sovrana del soggetto cartesiano, che ci interroghiamo sul carattere autoritario dell'"essenza", che ci sfianchiamo in interminabili disamine sugli effetti di potere della "natura umana"... Basta, Marcello Pera dal suo convegno di Norcia ci dà uno stop con imprevedibile semplicità. Ringraziando il suo compagno di pensiero Ratzinger ci informa, letteralmente, che bisogna sostenere "un'etica che che abbia a fondamento l'essenza della natura umana" - proprio così. L'ultimo secolo e mezzo non esiste più, finalmente ritroviamo la chiarezza dei fondamenti dell'etica. Grazie Marcello e grazie Joseph.
LA FEDE DI FASSINO E LA STRUTTURA DEL DOPPIO DINIEGO
"L'imperativo cui il servo deve obbedire consiste nella seguente formula: sii il mio corpo al posto mio, ma non farmi sapere che il corpo che tu sei è in realtà il mio corpo."
Judith Butler
Alcuni giorni fa Piero Fassino, il segretario del più grande partito della sinistra italiana, in un'intervista alla radio ha reso nota la sua fede religiosa, e nello specifico cattolica. Parlandone, Fassino ha ricordato di essere cresciuto all'interno di una istituzione educativa gesuitica, quasi contrapponendo questo fatto alla recente situazione dei rapporti pericolosi tra il clero cattolico e la politica. Come tutti sappiamo, in Italia è in atto un fenomeno, ancora largamente incompreso e forse incomprensibile, di massiccia presenza politica della Chiesa Cattolica, dal referendum del giugno scorso alle recenti prese di posizione sull'incostituzionalità dei Pacs fino alla condanna dei politici che sostengono la possibilità dell'aborto. E' certamente banale ricordare l'opportunismo implicito nel segnalare la propria fede in un simile contesto - in cui per altro le accuse di anticlericalismo si attribuiscono con una impressionante faclità - ma questo non significa che sia meno vero. Più interessante è comunque notare come il segretario sinistrorso ha cercato di far passare questo suo (non richiesto, sempre secondo lui) annuncio come un atto di indipendenza e quasi di coraggio. E' questo il funzionamento del doppio diniego tipico di un'istituzione sociosimbolica come la Chiesa Cattolica: dapprima il soggetto viene posto, creato come una proiezione dell'istituzione, e in un secondo tempo questo suo statuto di soggetto costituito simbolicamente deve essere negato per fornirgli una falsa autonomia. In questo modo il soggetto è tanto più assoggettato quanto più percepisce (erroneamente) se stesso come libero, e a questo si deve aggiungere una proliferazione degli effetti, considerando che il soggetto in questione è a sua volta il rappresentante di un'altra, seppr meno potente, istituzione sociosimbolica.
Allargando il siscorso si potrebbe notare come la sinistra italiana, e lo si è visto macroscopicamente nel giugno scorso, elabori in una falsa autonomia delle finte posizioni di opposizione rispetto alla matrice che la tiene costantemente e senza sforzo in uno stato di subordinazione. Che cosa sono infatti le posizioni anticlericali e laiche che si sentono sostenere, se non il perfetto complemento del (nuovo)discorso clericale, laddove in questa polarità è il termine più attivo, il secondo, ad essere in posizione gerarchicamente superiore? Tutto questo discorso ha. ricordiamocelo, un forte sapore retrò, e la prima cosa che segnala è la grande povertà intellettuale e simbolica in cui ci troviamo a vivere - ma se c'è una parte che elabora nuovi discorsi e nuove strategie è sicuramente quella, in senso largo, "clericale", non certo quella di sinistra o "laica", appiattita nella sua immaginaria autonomia.
L'uomo folle nietzscheano, nell'annunciare la "morte di Dio", ovvero l'esaurirsi della capacità di fare storia dell'idea di Dio, si lasciava contemporaneamente terrorizzare da un dubbio: "saremo all'altezza di una tale situazione?". Gli ex luogotenenti di Dio lo sono - i suoi uccisori, al momento, proprio no.
CONTRO I MATRIMONI GAY E LA VIOLENZA DELL'ASSIMILAZIONE
ciao a tutt*.
Oggi sono particolarmente disgustato perchè stavo pensando ai PACS e ho avuto un incubo distopico in cui la mia amante preferita divorziava dal marito e mi chiedeva di Pacsarla, poi le immagini di lista pacs da D&G e viaggio di pacs a mikonos mi hanno svegliato e indotto a scrivere. A scrivere che io sono contro l'assimilazione. E che mi disgusta vedere froce e froci lottare per il matrimonio, l'adozione, il servizio militare e l'ordinazione sacerdotale. Piuttosto che per nuovi modelli di famiglie, per la pace e per una spiritualità più autentica. La gente mi dice che si deve pure partire da qualcosa, che siccome siamo endemicamente discriminat*, violat*, diffamat*, etc etc, l'assimilazione è almeno una strategia per combattere la violenza. Per me l'assimilazione è violenza.
Potrei racconatarvi innumerevoli episodi di omofobia, potrei commuovervi con storie strappalacrime di famiglie che ti rinnegano, amici e amiche che ti rifuggono, potrei dirvi quanto sia davvero brutto non poter tenere per mano la mia fidanzata per strada, perchè se dovessimo rispondere a tutti i commenti e gli insulti ci metteremmo due ore a fare 10 metri. Ma io preferisco questo tipo di violenza alla violenza dell'assimilazione, non baratterò l'una con l'altra e se non troverò un modo per alleviare entrambe continuerò a godere dei vantaggi personali che trovo nell'essere un deviante sessuale e di genere.
Non invitatemi ai vostri matrimoni.
Boy.