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venerdì, 31 dicembre 2004
Caccia al merlo #1

Dopo una lunga e preoccupante assenza torna sulle colonne del nostro grande giornale La Repubblica l'insigne opinionista e intellettuale Francesco Merlo. Come Troy McLure, forse vi ricorderete di lui per opinioni come "Io sono più competente del cardinale Ratzinger a parlare di donne perchè lui non tromba (implicito elegantemente sottile: io si!)" o "Le sorelle Lecciso faranno piazza pulita degli intellettuali francofortesi con la puzza sotto il naso". Le infinite pieghe della dialettica generano mostri: al discorso noioso, vecchio, stantio, codificato e roboante della sinistra si è opposto, dall'interno della sinistra stessa, un contro-discorso con pretese di novità, freschezza ed originalità che ne ha acquisito molto rapidamente le caratteristiche negative. Merlo ne è la prova vivente e il maggior rappresentante. La sua tattica consiste nel dare una sbirciata ai miti della sinistra post-sessantottina o no global (perdonate le definizioni) e ribaltarli con arzigogoli di una stucchevolezza retorica senza pari, citando nomi a casaccio per ammantarsi di autorevolezza.

Salutiamo entusiasti il suo ritorno, anche se nell'articolo di oggi si contiene abbastanza. A parte quando si augura per il 2005 delle grazie non di destra e di sinistra, regolate con un contagocce per darne un po' di qua e un po' di là, e subito dopo nella stessa riga le invoca per Sofri e Mambro-Fioravanti; oppure quando, in un impeto di estetismo di serie Z si augura che i girotondi vengano sostituiti dai valzer perchè più eleganti...

Una perla dispensata da: StefaniaAriosto a 31/12/2004 13:11 | link | commenti (2) |


domenica, 26 dicembre 2004
La Quadratura del cerchio, ovvero psichiatria e magliette.

A tutti sarà capitato di vedere (o di indossare) delle magliette di una marca con un nome spagnolo, istoriate con scritte come psicopatico x oppure manicomio criminal (ed altre con nomi di noti narcotrafficanti o insulti, ma è un'altra questione...). Questo è un tentativo di riflettere su di esse tenendo a bada l'immediata repulsione che possono suscitare.

Nella seconda metà dell'Ottocento la famosa scuola italiana di antropologia criminale guidata da Cesare Lombroso propone una forte sistematizzazione teorica per quei delitti che dalla nascente psichiatria erano stati classificati come "monomania omicida", ovvero una forma particolare di follia che si manifestava senza sintomi precedenti e in un'unica e improvvisa esplosione di violenza quasi sempre diretta contro la cerchia familiare. Si trattava allora dell'avvicinamento progressivo tra psichiatria e giustizia penale in un quadro storico segnato dall'esigenza di garantire sempre più sicurezza al corpo sociale nel suo insieme, e l'invenzione di simili categorie psichiatriche serviva allora a fornire una giustificazione, soprattutto etica, per punire dei crimini apparentemente senza motivo. L'antropologia criminale propone una dettagliata mappa tipologica per classificare l'intera popolazione di uno stato in base alla pericolosità dei suoi singoli componenti: tutti possono avere delle virtualità criminali, e la punizione penale dovrà concernere sempre meno la sanzione dei fatti per concentrarsi sull'esistenza stessa della pericolosità dei soggetti. Il corpo sociale è sempre più somigliante ad un corpo biologico, e certe categorie psicopatologiche - dall'incerto statuto scientifico ma dal forte statuto etico-politico - iniziano la loro lenta diffusione.

Restiamo in Italia e avanziamo di un secolo. Nel 1978 compare la legge 180: i folli escono dai manicomi, e con loro le categorie psichiatriche. Si tratta in realtà di un fenomeno complesso e di lunga durata, al quale lo stesso Basaglia aveva mostrato di guardare con preoccupazione, un effetto collaterale che comunque non poteva oscurare la portata storica della chiusura di quelle "istituzioni totali", cioè la possibilità dell'aumento ipertrofico del controllo sulla normalità della salute della popolazione, l'avvicinamento delle malattie mantali alla quotidianità di ognuno. Fatto sta che un effetto, forse minore, si rende sempre più visibile fino a oggi, vale a dire l'uso dei concetti psicopatologici come insulti (recentemente abbiamo visto Antonella Elia in tv piangere perchè le avevano appena dato della "malata mentale") e parallelamente una loro rivalutazione, aiutata ed amplificata dal mercato, come scritte esibite sulle magliette. Nomi nati per escludere finiscono per avere funzione di inclusione (noi che indossiamo le magliette) e, in un moltiplicarsi di ambivalenze, di altra esclusione/inclusione (noi che ci schifiamo per le magliette/voi che le indossate).

Il cerchio quadra: con gli stessi concetti "scientifici" si può fare una cosa e il suo contrario; resta solo il sovraccarico etico e la possibilità di spostare un po' la questione sulla bruttezza di quelle scritte, piccola porzione di spazio pubblico.

Una perla dispensata da: StefaniaAriosto a 26/12/2004 19:49 | link | commenti (3) |


mercoledì, 15 dicembre 2004
I cinque punti

1. Giacché ci siamo oltremodo stancati della comunicazione di massa eccovi il rovescio della comunicazione di massa attraverso un mezzo di comunicazione di massa.
2. Non abbiamo niente a che fare con eventi hype.
3. Non vogliamo edificare una teoria ma soltanto praticare un’attitudine critica.
4.
5. Il personale è politico ?






Una perla dispensata da: comunicazionedielite a 15/12/2004 23:29 | link | commenti |