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Pare che Gianni Vattimo, uomo dalla fortuna politica altalenante ma soprattutto uno dei pochi filosofi italiani viventi letti anche fuori dai confini nazionali, abbia accettato la candidatura a sindaco di S. Giovanni in Fiore, in provincia di Cosenza, offertagli da un non meglio precisato movimento giovanile animatore di un giornale intitolato La voce di Gioacchino.
Ora, S. Giovanni in Fiore è il luogo dove visse e operò un grande e influente (ne parla anche Dante, non mi ricordo dove) pensatore della seconda metà del XII secolo, Gioacchino da Fiore. Egli fu autore di un’affascinante interpretazione teologica della storia basata su tre epoche: l’Età del Padre, coincidente con il dominio dell’Antico Testamento; l’Età del Figlio, corrispondente alla venuta del Cristo e al dominio del Vangelo; e infine l’Età dello Spirito Santo (che Gioacchino voleva iniziasse circa dal 1260), caratterizzata dalla concordia tra Antico e Nuovo Testamento, da una sorta di regno di Dio sulla terra e dalla fine della corruzione nelle gerarchie della Chiesa, cosa che non gli attirò molte simpatie, tanto che le sue opere furono messe all’indice poco dopo la sua morte.
Curiose coincidenze, e soprattutto il fatto che anche Vattimo è un cristiano in rotta di collisione con il clero, mi inducono a pensare che si tratti di un secondo serio tentativo, dopo Platone in Sicilia, di portare la filosofia al potere. Inoltre, è evidente che Gioacchino si è sbagliato a proposito dell’Età dello Spirito, ma il suo non potrebbe essere un semplice errore di datazione?
Come mi fa notare CharlesBronson, criticare La Repubblica è diventata ormai un’attività diffusissima, per cui parliamo un po’ male anche del quasi intoccabile manifesto.
Riguardo al dibattito che si sta svolgendo in sede europea sull’opportunità di una messa al bando dei simboli dei regimi totalitari del XX secolo, svastica e falce e martello, Rossana Rossanda ha pubblicato qualche giorno fa un violento articolo in difesa delle dfferenze tra i due simboli. Dopo aver deplorato giustamente l’uso a dir poco disinvolto del concetto di totalitarismo che alcuni intellettuali dell’ultima ora fanno, l’autrice afferma che il nazismo si è impegnato a edificare, a suon di morti, il «superuomo», facendo così un uso del concetto nietzscheano piuttosto disinvolto, a dir poco. Al di là dell’annoso rifiuto di leggere veramente Nietzsche da parte degli intellettuali di scuola marxista, quella che salta agli occhi è un’altra questione. L’articolo si concentra infatti in una difesa storico-politica delle differenze tra le ideologie e gli Stati comunisti e nazi-fascisti, differenze che solo gli stolti non vedono, che non si riducono al “questo è meglio, l’altro è peggio!” e che sono tuttora oggetto di interesse tra gli storici. Mi sembra che nessuno abbia colto che ciò che in questa vicenda dovrebbe far discutere sia la possibilità stessa di una messa al bando, di una censura legale dei simboli in quanto tali, indipendentemente da quali essi siano – possibilità quantomeno discutibile. Tutto questo dibattito dimostra l’assenza di un modo di pensare davvero critico, che prima di prendere una posizione riconoscibile e riconosciuta si sforzi di andare alla radice delle alternative che ci si presentano per indagarne la razionalità intrinseca. Ovviamente non sto difendendo una mitica neutralità del pensiero, ma una radicalità che non sia soltanto guerra tra ciechi e sordi intorno a ciò che già si sa.
Indicato da molti pensatori anglosassoni come il massimo rappresentante della tanto disprezzata frog fog (qualcosa di traducibile come “la nebbia dei mangiarane”), accusato (ma ormai in pochi non lo sono) di nichilismo e – non sempre a torto – di fare della fumosa retorica piuttosto che argomentare, narcisista, violentatore della lingua francese, intraducibile, ispiratore (quanto involontariamente?) di una critica letteraria, cinematografica, musicale ecc. mostruosamente inconsistente, ricordato ingiustamente quasi solo per la decostruzione e molto poco per i suoi scritti sul dono, l’alterità, l’ospitalità e la giustizia, Jacques Derrida è uno degli ultimi grandi filosofi del Novecento ad essere sopravvissuto al XX secolo (insieme a Gadamer; Habermas è ancora vivo e importante, ma non so se sia un grande filosofo). Tratte dalla sua ultima intervista da vivo, ecco alcune parole. Sulla sua leggendaria oscurità:
Rinunciare a una formulazione difficile, a una piega, a un paradosso, a una contraddizione supplementare, perché non si capisce bene, o piuttosto perché un giornalista che non sa leggerla, e non sa leggere nemmeno il titolo di un libro, pensa che il lettore o l’uditore non capirà e che l’Auditel o il suo datore di lavoro ne soffriranno, è per me un’oscenità inaccettabile. E’ come se mi si chiedesse di inchinarmi, di asservirmi – o di morire di stupidità.
Sulla decostruzione vista da lontano:
Ciò che chiamo “decostruzione”, anche quando è rivolto contro un aspetto dell’Europa, è europeo, è un prodotto europeo, un rapporto dell’Europa con se stessa come alterità radicale. Dall’epoca dei Lumi, l’Europa continua ad autocriticarsi, e in questa eredità perfettibile c’è una chance di futuro. O almeno lo spero, ed è ciò che alimenta la mia indignazione di fronte ai discorsi che condannano definitivamente l’Europa, come se essa non fosse che il luogo dei suoi crimini.
un abbraccio giuliana, ti siamo tutti vicini. Sei anche tu parte della comunicazionedielite. Alla tua libertà ed indipendenza, un saluto sperando di rivederti prestissimo
Accade in Francia: Yvonne e Marie, due nomi inventati, dopo essersi incontrate attraverso i rispettivi blog decidono di licenziare Dio e tirare un calcio a questo sporco mondo uccidendosi gettandosi da un palazzo. Imputato dell’insano gesto: il blog. Sulla stampa francese per alcuni giorni si scatena un putiferio su questo nuovo medium di promulgazione di morte e nichilismo (un po’ come la sinistra italiana, no?). Vengono pubblicati alcuni post delle ragazze che inneggiano alla dolce morte, al disprezzo della loro esistenza vuota, a Caronte nuovo eroe, visioni di sangue e poesia. Il Governo francese reagisce adottando una misura anticostituzionale: censura preventiva. Tutti i server ospitanti blog inneggianti alla morte, al suicidio, alla decadenza, all’oscenità che , foto gore o esplicitamente violente ed inneggianti al suicidio (sic) verranno multati e rischieranno anche la sospensione del servizio. I bloggers possono essere multati in base alla gravità dei contenuti. In Italia verrà molto presto adottata una legge simile (si chiamerà blog act, suppongo) ed includerà anche la Smemoranda ed altri diari anche non digital, specialmente quelli di sinistra ( che portano morte e barbarie dovunque…) Quindi comunicazionedielite v’invita gentilmente a tagliarvi le quattro vene dai polsi, asfissiarvi, buttarvi da un ponte, farsi saltare in aria al Campidoglio o in Vaticano o a TelAviv, mangiare da MCDonald per 4 mesi di fila, vedere il Tg4, passare un weekend in un centro commerciale, vivere lungo una tangenziale. E naturalmente il classico colpo in testa o sotto il treno. Ovvero si ricorda che questa vita fa schifo, non crediamo in nulla e che se siamo di sinistra siamo nichilisti e gia prossimi al suicidio. Volete anche le motivazioni? Che simpatici…
In una gelida giornata invernale StafaniaAriosto passeggia infreddolita nella zona universitaria quando ad un certo punto nota un uccellino ferito accasciato al suolo. Sulla strada c’è un altro passante, anche lui visibilmente intenerito e commosso dal triste spettacolo.
S.A. «Oh, che cos’ha?»
Passante «Mi sembra che abbia un’ala spezzata e una zampa ferita…».
S.A. «Mmh… e si potrà fare qualcosa?».
Passante «Quasi quasi me lo porto a casa e vedo che cosa posso fare».
StefaniaAriosto annuisce e si sente rincuorata. Mentre osserva il Passante che tenta di raccogliere lo sfotunato animaletto si convice che egli sia un esperto di ornitologia. Ma ecco che spunta un punkabbestia, che avanza minaccioso.
P.a.b. «Ma cheffate?! Stai prendendo quèsto uccello?»
Passante «Si, lo sto portando a casa per…»
P.a.b. «Noo! Non vèdi che è ‘na creatura libbera! E’ nato libbero, te non lo puoi privare della sua libbertà!»
Passante – mentre lo raccoglie - «Ma è ferito e lo voglio solo curare…»
P.a.b. «Si, sto cazzo, gli vuoi togliere la sua libbertà...»
StaefaniaAriosto si allontana attonita mentre il buon samaritano, in preda ad un atteggiamento deplorabilmente borghese, porta via l’uccellino schivando gli improperi del paladino della lib(b)ertà.