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PASTORALE
È da molto tempo che provo a scrivere qualcosa su papi, vescovi, cardinali e politica, ma non ci sono mai riuscita. Scrivo qualche nota adesso, in ritardo, mentre non si parla che di partito democratico e elezioni francesi.
Un primo punto è cercare di spostare l’attenzione dalle istituzioni ai poteri, o meglio ai rapporti di potere: invece di pensare allo scontro, o all’incontro, tra Stato e Chiesa conviene forse provare a distinguere due tipi di poteri: il potere pastorale e il potere sovrano. Il potere pastorale – oggi largamente istituzionalizzato nella Chiesa – è un tipo di potere particolare (risale alla spiritualità del cristianesimo primitivo, cioè prima dell’istituzione ecclesiastica) che ha una serie di caratteristiche specifiche:
- si esercita su persone e non su cose: il pastore è colui che si prende cura del suo gregge, che lo segue e lo guida;
- riguarda ogni aspetto della vita di ogni singolo membro del gregge: cosa mangia, come si comporta, cosa ama e cosa odia ecc.;
- si rivolge contemporaneamente ad ogni singola pecora e al gregge nel suo complesso, deve tener fede al compito paradossale di prestare attenzione alla salvezza di tutti e di ciascuno;
- fa risiedere al cuore del suo dispositivo l’obbligo dell’obbedienza e quello della verità: il singolo membro del gregge deve credere ad un dogma e all’autorità del pastore, e nello stesso tempo dire la verità su se stesso (l’istituzione della confessione) e con ciò consentire a pastore di interpretare ogni più piccolo movimento della sua “interiorità”.
Il potere sovrano, considerato a partire dal XVII secolo, dalla nascita degli Stati moderni, funziona in tutt’altro modo:
- non si esercita sulle persone ma sui rapporti tra le persone e le cose;
- ha orrore della singolarità dell’individuo e si fonda sull’uguaglianza formale dei soggetti di diritto;
- mette al centro del suo dispositivo la legge e il diritto: non richiede obbedienza incondizionata ma rispetto delle regole, sulle quali immagina un consenso virtuale; non si occupa della verità ma della distribuzione dei corpi e delle risorse.
La storia della convivenza e degli incroci tra questi due tipi di potere è perlomeno secolare. Il punto interessante è che il potere sovrano è in netta crisi, non so da quando ma sicuramente non è un fenomeno tanto recente o dovuto, come si sente dire, alla “globalizzazione” (scusate il termine). Le nostre democrazie funzionano da molto tempo delegando sempre più poteri alle istanze post-pastorali degli esperti, della medicalizzazione, della psichiatrizzazione, dei sondaggi di opinione ecc., per non parlare dei mercati transnazionali, ovvero tutte istituzioni che si basano più sulla conduzione degli individui che sull’imposizione di leggi. Il punto è che in questo vuoto di sovranità, vuoto pratico e non formale, almeno in Italia, l’istituzione pastorale per eccellenza, la Chiesa Cattolica, si è accorta di potersi infilare e riempirlo.
Ovviamente si tratta di un piccolo schema da prendere con le molle, e ovviamente la soluzione non sarà più sovranità, ma semmai resistere al livello della conduzione dei comportamenti e inventare forme di contro-condotta.
Letture interessanti:
Michel Foucault, Sicurezza, territorio, popolazione, Feltrinelli, Milano 2006.
Jacques Rancière, Il disaccordo, Meltemi, Roma 2007.
