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mercoledì, 21 settembre 2005

CONTRO I MATRIMONI GAY E LA VIOLENZA DELL'ASSIMILAZIONE

ciao a tutt*.

Oggi sono particolarmente disgustato perchè stavo pensando ai PACS e ho avuto un incubo distopico in cui la mia amante preferita divorziava dal marito e mi chiedeva di Pacsarla, poi le immagini di lista pacs da D&G e viaggio di pacs a mikonos mi hanno svegliato e indotto a scrivere. A scrivere che io sono contro l'assimilazione. E che mi disgusta vedere froce e froci lottare per il matrimonio, l'adozione, il servizio militare e l'ordinazione sacerdotale. Piuttosto che per nuovi modelli di famiglie, per la pace e per una spiritualità più autentica. La gente mi dice che si deve pure partire da qualcosa, che siccome siamo  endemicamente discriminat*, violat*, diffamat*, etc etc, l'assimilazione è almeno una strategia per combattere la violenza. Per me l'assimilazione è violenza.
Potrei racconatarvi innumerevoli episodi di omofobia, potrei commuovervi con storie strappalacrime di famiglie che ti rinnegano, amici e amiche che ti rifuggono, potrei dirvi quanto sia davvero brutto non poter tenere per mano la mia fidanzata per strada, perchè se dovessimo rispondere a tutti i commenti e gli insulti  ci metteremmo due ore a fare 10 metri. Ma io preferisco questo tipo di violenza alla violenza dell'assimilazione, non baratterò l'una con l'altra e se non troverò un modo per alleviare entrambe continuerò a godere dei vantaggi personali che trovo nell'essere un deviante sessuale e di genere.
Non invitatemi ai vostri matrimoni.

Boy.

Una perla dispensata da: BoyGeorge a 21/09/2005 16:50 | link | commenti (2) |


Commenti
#1   21 Settembre 2005 - 19:33
 
Car* Boy,
considero l'etica, o meglio un atto etico, l'atto che nella sua scelta costruisce (materialmente) le proprie condizioni di possibilità (che è poi forse qualcosa di simile a quello che tu chiami "spiritualità"), e dunque concordo con te sull'identificazione tra violenza e assimilazione. La posta in gioco non è il riconoscimento di un'identità (sempre violenta in quanto costitutivamente imposta da altri), ma piuttosto lo scompaginamento delle identità, e soprattutto di tutte le identità che si fondano su una monolitica identità sessuale. Il concetto di matrimonio dovrebbe per me appartenere solo alla sfera religiosa, mentre per tutti gli altri si potrebbero proporre unioni senza relazioni di genere nè numero fissi ma continuamente negoziabili e ricodificabili in base alle scelte (etiche, nel senso di cui sopra) di chi le contrae...
che ne pensi?
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente StefaniaAriosto

#2   21 Settembre 2005 - 22:39
 
Penso che le "proprie condizioni di possibilità" non siano mai "propriamente" nostre, per questo la violenza identitaria è sempre anche auto-inflitta. Però credo anche io che ci si dovrebbe dedicare alla moltiplicazione delle possibiltà di unione. Sarebbe bello crearci nuove cause da cui farci determinare secondo delle scelte, che sarebbero, allora sì, etiche e spirituali.

uno sbaciucchio speciale per te bellezza, ben tornata dalle vacanze.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente BoyGeorge

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